ONC's Stone Boat Exhausted - Review on Cinepaxy

Comprimi l’umanità in un attimo, racchiudila in esso. Ciò che vediamo, i luoghi ai quali apparteniamo, la nostra stessa esistenza, tutto ciò ha un’origine, ma è solo tentando di risalire ad essa per tappe logiche sequenziali che perveniamo ad un inizio, a quell’epoca in cui un semplice pensiero smuoveva montagne e dove stelle, rocce, alberi, convivevano tra loro innocenti. Una performance, quella condotta ed immortalata da Higgins, dove l’esperienza evocativa diviene quasi un modo per celebrare i miti della propria cultura, quella irlandese, tramite un’esibizione che fa del mezzo cinematografico l’elemento chiave per trasformare in sensazioni, in stati d’animo, i punti chiave dell’opera prima del filosofo e scrittore John Moriarty, “Dreamtime”.


Adattando ed adattandosi ad essa, l’autore pone un’immagine decisamente sovversiva, sperimenta sul soggetto come sui mezzi tecnici adottati portando il suo “Stone Boat Exhausted” alle sembianze né più né meno di un ebbro, oscuro rituale dove la forza evocativa del verbo profetico si fonde con l’aggressività del comparto scenico (luci, colori, pannelli, ecc.). Opera che possiamo provare dunque basarsi sulla nozione di Tempo del Sogno (cosiddetta epoca o dimensione antecedente alla preistoria), sull’esistenza come amorfo esserci di astrazioni o tutt’al più sostanze più che di individui o creature; divinità rappresentate appunto da concetti basilari, elementi naturali quali acqua, fuoco o aria, per intendersi. Ciò che precede la realtà dei fatti, il cosiddetto accaduto, o in questo caso esposto, qui altro non è che l’evolversi, il manifestarsi di angosciosi e tribolanti racconti rappresentati in forma caotica e confusionaria, leggende che fanno dell’inesplorabile arco di tempo appena citato uno strumento di analisi critica dell’universo e delle leggi che lo governano.


La proiezione ininterrotta di immagini, la dinamicità dei movimenti di camera, i trucchi e costumi che rievocano le traduzioni aborigene restituiscono all’opera un senso di allucinazione che in un certo senso la costituisce e la precede. Tutto nasce da un’improvvisazione, da una pratica performativa totalmente estranea al concetto di dialettica formale (che fa, quindi, della forma il mezzo di comunicazione contestuale), piuttosto rifiuta di dichiararsi, di dichiarare una grammatica espressiva, ed attraverso tale negazione è già archetipo di un’evoluzione linguistica. Realizza il gesto solo quando questo è già avvenuto, così esalta i contrasti luminosi, la risonanza che provocano le parole enfatizzate a stretto contatto con il microfono, in questo solo ed unico senso acquisisce coscienza dell’oggetto filmico.


Ma ancora, il gesto, nel suo articolato, continuo imporsi all’attenzione altrui, sfrutta un’espressività grezza, primitiva, scandisce i propri passi sui toni di un paesaggio sonoro in continua metamorfosi, come sulla scia di un vero e proprio svolgimento. L’improvvisazione diviene lo strumento di concettualizzazione del verbo, l’intera opera si rivela essere un cammino mistico e il suo scopo esplorare le radici della patria Fodhla (ovvero l’Irlanda, epiteto derivante nella mitologia irlandese dall’omonima dea). È il fulcro del Cinema cosiddetto sperimentale, abbattere ogni filtro comunicativo esperendo non per mezzo del soggetto ma bensì per ciò che esso stesso significa nel suo essere, la sua sostanza. Detto questo il lavoro di Higgins, nei suoi sei mesi di riprese, incarna non soltanto la ridefinizione di un passato nazionale e universale ma soprattutto la ridefinizione totale del metodo di fruizione cinematografica di un qualsivoglia lavoro inerente alla materia in questione. Epocale.

Voto: ★★★★★/★★★★★
Cinepaxy



English translation

Stone Boat Exhausted Film Review

Compress humanity into an instant and enclose it. What we see, the places we belong to, our own existence, all this has an origin and it is by following certain logical sequential stages that we can return to the beginning, to an era when a simple mind can move a mountain and where stars, rocks and trees can innocently co-exist.

Open Night Cinema (filmmaker Michael Higgins and actor Cillian Roche) devise and conduct an evocative experience that becomes a way to celebrate the myths of their own Irish culture through a show that uses cinematography as the key element to sensationally transform the mindset of John Moriarty, as found in his first published book - Dreamtime. ONC create a seditious image, experimenting with the subject and with the technical ways employed, bringing Moriarty’s writings to the like of an inebriated, obscure ritual where the evocative force of the prophetic word melts with the aggressiveness of the scenic section (lights, colours, panels, etc.). The notion of Dreamtime could be described as an era or dimension prior to human prehistory and inhabited with the existence of formless beings and abstractions or substances instead of physical bodies; deities represented by the basic elements, water, fire and air.

What pre-exists logical thinking, the so-called "event", or in this case the "displayed", is nothing but the evolution, the revealing of anguished stories represented in a chaotic and scatterbrained form, legends that turn that inexplicable arch of time into an instrument of critical analysis of the universe and the laws that govern it. The uninterrupted projection of images, the dynamism of the camera movements, the makeup and costumes recall indigenous traditions that create a sense of hallucination that, in a way, both constitute it and precede it. Nearly entirely preformed through improvisation it contests with the concept of any formal dialectical method (inevitably allowing the form to become the main contextual way of communication). It refuses to declare a specific grammatical expression and through this denial it is already an archetype of linguistic evolution. The action and reaction of performers, the light and dark within the space and the resonance produced by the spoken words acquire an awareness of the filmic object.
                                                                                           
These articulated gestures continuously impose themselves on the audience, incorporating a raw, primitive expressiveness that moves around tones of a musical territory in continuous metamorphosis, in an unfolding stream. The improvisation becomes an instrument for the conceptualisation of the spoken word, and becomes a mystic journey with an aim to explore the roots of the Motherland Fodhla (Ireland, the word deriving from Irish mythology and the namesake Goddess). It is the fulcrum of the experimental cinema, demolishing every communicative filter by using the subject for its meaning and entity.

This said, ONC’s 6 months of practice prior to the performance of Stone Boat Exhausted embodies not only the new definition of a national and universal past but, above all, a total re-definition of the method of cinematographic fruition of any work inherent of the subject in question. Epic!

- Lorenzo Paci, Cinepaxy, Dec 2016

Cinepaxy also listed Stone Boat Exhausted in at No. 2 of the best films of 2016.

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